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Racconti in Movimento.Dai piedi alla testa e dalla testa ai piedi.

Aggiornamento: 27 apr

Cosa è la libertà?Libertà è creatività. Lo scriveva Nawal al Sa'dawi, scrittrice e attivista egiziana che ha dedicato la sua vita a dare voce a chi spesso non ne ha. Ma libertà è anche qualcosa che si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso piccoli gesti, possibilità condivise, spazi in cui potersi esprimere senza paura.

Libertà è scrivere e creare con qualsiasi cosa e ovunque siamo, perché le nostre parole – anche quando non sono fatte di penna e carta – sanno superare barriere e confini. Possono essere passi, suoni, movimenti, sguardi. Possono essere ritmo e corpo, immaginazione e presenza.

Ed è proprio questo che cerchiamo di portare nei nostri laboratori di arte sociale: spazi vivi in cui si intrecciano racconti, creazione di storie, ritmo e tap dance. Luoghi in cui ogni partecipante può sentirsi parte di qualcosa, contribuire, sperimentare, sbagliare e riprovare. Non semplici attività, ma esperienze che mettono al centro la relazione, l’ascolto e la possibilità di esprimersi in modo autentico.



Nei giorni scorsi, a Fossato, tutto questo ha preso forma in maniera ancora più intensa. In una piccola scuola in cima a una stradina tutta curve, raggiunta ogni mattina con quaranta minuti di viaggio da Melito di Porto Salvo, partendo all’alba per arrivare prima dei bambini, si è creata una dimensione speciale. Una di quelle che non si possono progettare a tavolino, ma che nascono quando si incontra un luogo vero, ancestrale, schietto e sincero.

In quella scuolina è successo qualcosa di più. I bambini, le maestre e il custode ci hanno restituito con entusiasmo, accoglienza ed energia tutto quello che noi abbiamo portato: arte, creatività, condivisione. Ma non si è trattato di una semplice restituzione. È stato uno scambio profondo, che si è moltiplicato all’infinito, trasformandosi in esperienza condivisa, curiosità di continuare, divertimento autentico, ma anche riflessione, scoperta e inclusione.





E così, passo dopo passo, il tip tap è diventato molto più di una pratica: è diventato un modo per stare insieme, per ascoltarsi, per riconoscersi. Uno spazio in cui ogni bambino ha potuto trovare il proprio ritmo, senza paura di sbagliare, ma con il coraggio di provare.







Questo scambio – fatto di sguardi, risate, tentativi e conquiste – si è moltiplicato all’infinito, lasciando qualcosa che resta: esperienza, curiosità, voglia di continuare, ma anche riflessione, scoperta e inclusione.

Perché alla fine, forse, la libertà è proprio questo: avere un luogo in cui poter essere, creare e condividere. Anche partendo da un semplice passo battuto sul pavimento.




I nostri laboratori hanno una matrice multidisciplinare: uniscono danza, movimento del corpo, ritmo ed elaborazione delle emozioni attraverso la creazione di storie. Questa integrazione permette di costruire una sintesi esperienziale che va oltre la singola attività. I bambini non imparano solo dei passi o delle tecniche, ma sviluppano capacità di ascolto, di collaborazione, di presenza. Imparano a stare in gruppo, a rispettare i tempi degli altri, a trovare una propria armonia.

Anche i più piccoli, in questo contesto, riescono a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé. Attraverso il corpo e il ritmo emergono risorse spesso nascoste: capacità, sensibilità, punti di forza che trovano spazio anche dentro le fragilità. È proprio lì che il lavoro diventa più significativo, quando ogni bambino può sentirsi visto e riconosciuto per quello che è.



La cosa che più ci ha colpito, attraversando ogni giorno le classi – dalla materna alla quinta elementare – e incontrando una moltitudine di bambini dai 5 ai 10 anni, è stata la forza della loro curiosità. Un ballo sconosciuto, il tip tap, è diventato in poco tempo un terreno di esplorazione, gioco e scoperta. Senza esitazioni, si sono messi in gioco completamente, con entusiasmo, apertura e voglia di imparare.

Passo dopo passo, suono dopo suono, hanno trasformato qualcosa di nuovo in qualcosa di loro. Ed è forse proprio questo il senso più profondo di quello che facciamo: creare le condizioni perché ognuno possa trovare il proprio ritmo, il proprio modo di esprimersi, la propria idea di libertà.

 
 
 

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