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Laboratori creativi in AgorHub: esperienze di crescita tra narrazione e creatività a cura della Cooperativa Sociale Il Faro.

Aggiornamento: 30 apr

Nel cuore del progetto AgorHub, dedicato al contrasto della povertà educativa nelle scuole primarie dell'Istituto Comprensivo Montebello Jonico Motta/San Giovanni nei plessi di Saline e Fossato della provincia di Reggio Calabria, prende forma un laboratorio speciale a cura della Coopertiva Sociale Il Faro in cui creatività, emozioni e relazioni si intrecciano in modo autentico.

prende vita un’attività laboratoriale che intreccia in modo naturale immaginazione, progettazione e racconto: costruire il proprio viaggio partendo da ciò che si sceglie di portare con sé.






Un punto di partenza semplice, quasi intuitivo, ma capace di aprire spazi profondi di riflessione. Perché dietro a una scelta apparentemente concreta – cosa mettere nello zaino per un viaggio – si nasconde un processo molto più ampio: riconoscere ciò che è importante, dare valore alle proprie risorse, immaginare il proprio percorso.




Il laboratorio si sviluppa come un’esperienza graduale, in cui i bambini e le bambine vengono accompagnati a esplorare il significato del “viaggio” non solo come spostamento fisico, ma come metafora della crescita personale. Attraverso materiali artistici, disegni, collage e momenti di confronto, ogni partecipante costruisce il proprio bagaglio, fatto non solo di oggetti, ma anche di emozioni, ricordi, qualità e desideri.


C’è chi sceglie di portare con sé qualcosa di concreto – un gioco, un libro, un oggetto familiare – e chi invece dà spazio a elementi più simbolici: il coraggio, l’amicizia, la fantasia, la voglia di scoprire. In questo intreccio tra visibile e invisibile, prende forma una narrazione personale, autentica, che racconta molto di più di un semplice viaggio.

Dal punto di vista educativo, l’attività si configura come un potente strumento di sviluppo di competenze trasversali.Innanzitutto, stimola la capacità di scelta: decidere cosa portare significa fare una selezione, distinguere tra ciò che è essenziale e ciò che può essere lasciato andare. Un esercizio importante, che aiuta i bambini a sviluppare senso critico e consapevolezza.

Allo stesso tempo, favorisce la conoscenza di sé. Riflettere su ciò che si vuole portare con sé significa interrogarsi sui propri bisogni, sui propri desideri e sulle proprie risorse. È un primo passo verso la costruzione di un’identità più consapevole.


















Non meno importante è la dimensione della progettazione: immaginare un viaggio implica pensare al futuro, anche in forma semplice e creativa. Dove vado? Cosa mi servirà? Come mi preparo? Domande che attivano processi di pensiero orientati all’autonomia e alla capacità di organizzarsi.

Infine, centrale è la narrazione. Ogni bambino è invitato a raccontare il proprio viaggio, a spiegare le proprie scelte, a condividere il significato degli elementi inseriti nel proprio bagaglio. Questo momento diventa uno spazio di espressione e ascolto, in cui le storie individuali si incontrano e si arricchiscono a vicenda.

La restituzione collettiva è uno degli aspetti più significativi del laboratorio. In un clima accogliente e non giudicante, ogni voce trova spazio. I bambini imparano ad ascoltare gli altri, a rispettare punti di vista diversi, a riconoscere il valore delle esperienze altrui. Si costruisce così una piccola comunità di apprendimento, basata sulla fiducia e sulla condivisione.




Il video dell'attività del Mosaico





Con i più grandi il lavoro ha preso un’altra forma. Attraverso il disegno hanno iniziato a raccontare il loro paese, a dire cosa vorrebbero proteggere e cosa invece manca. Non erano esercizi scolastici, ma piccoli atti di visione. In quei fogli c’erano desideri, bisogni, idee di futuro.


In mezzo a queste attività, uno spazio particolare lo hanno avuto le parole. Le cartoline, scritte in maniera molto semplice, a qualcuno di importante hanno aperto uno sguardo più intimo. I nonni sono tornati spesso, nelle storie e nei ricordi, come presenza viva anche quando non c’è più. È emerso quanto i legami siano parte della costruzione di sé e, quindi, anche della comunità. Disegnare, costruire, rappresentare diventa un modo per rendere visibile l’invisibile, per collegare il mondo interiore con quello esteriore.






Uno sguardo che racconta, una parola che valorizza!


L’attività nasce con un obiettivo preciso: educare allo sguardo e al linguaggio, aiutando i bambini e le bambine a osservare l’altro con attenzione e a restituirne un’immagine positiva, consapevole e rispettosa. Guidati da un sociologo ed un fotografo, i partecipanti sono stati coinvolti in un workshop di ritratto dal vivo. Il protagonista scelto è stata una scenografa , figura già conosciuta e significativa per il gruppo, capace di rappresentare un punto di riferimento costruito nel tempo.




Ma il laboratorio è andato ben oltre la semplice rappresentazione grafica di un volto.

Ogni bambino ha infatti affiancato al disegno un lavoro linguistico ed emotivo: partendo dall’iniziale del proprio nome, ha scelto un aggettivo positivo per descrivere Ivan. Un esercizio semplice solo in apparenza, che ha attivato capacità di osservazione, riflessione e rielaborazione personale, trasformando il ritratto in uno strumento di narrazione e valorizzazione dell’altro.

In questo processo, il disegno diventa linguaggio visivo, mentre la parola diventa strumento di riconoscimento. Due dimensioni che si incontrano e si rafforzano, dando vita a un’esperienza educativa completa.

Uno alla volta, con emozione e partecipazione, i bambini hanno presentato il proprio elaborato davanti alla videocamera. Questo momento ha rappresentato un importante passaggio di crescita: esporsi, raccontarsi, condividere il proprio punto di vista all’interno del gruppo. Un esercizio di comunicazione che rafforza l’autostima e il senso di appartenenza.

Fondamentale è stato il clima creato: inclusivo, accogliente, privo di giudizio. Nessuno escluso, tutti protagonisti. Ogni contributo ha trovato spazio e valore.





Al termine del laboratorio, ogni partecipante è stato riconosciuto attraverso categorie di merito differenti – dal “più artistico” al “più ironico”, dal “più realistico” al “più futuristico”. Una scelta pedagogica che punta a valorizzare le diverse forme di espressione, evitando classifiche e promuovendo invece il riconoscimento delle unicità.







Questa esperienza si inserisce pienamente nella visione educativa di AgorHub: creare contesti in cui i bambini possano sviluppare competenze trasversali, come l’empatia, la capacità di osservazione, la comunicazione e il rispetto reciproco, attraverso attività concrete e coinvolgenti.

Perché educare significa anche questo: imparare a guardare l’altro con occhi nuovi, riconoscerne il valore e scegliere parole che costruiscono, che accolgono, che generano relazione.


 
 
 

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