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Quando un progetto diventa comunità: il bilancio di AgorHub Calabria

8 set
Tempo di lettura: 4 min

Ci sono progetti che si misurano con i numeri e progetti che si misurano con quello che restano addosso alle persone. AgorHub Calabria appartiene a questa seconda categoria: un anno di laboratori di arte, pittura, teatro, cittadinanza attiva, circo sociale e arti performative che, tra le scuole e le piazze dell'Area Grecanica, ha provato a rispondere a una domanda semplice — cosa succede se a bambine e bambini che hanno meno occasioni di crescita si dà, per un anno, uno spazio tutto loro per giocare, cadere, rialzarsi e imparare a fidarsi degli altri?

Le tappe conclusive del progetto — il cabaret di circo "AgorHub sotto le stelle" e le due giornate di "AgorHub in movimento", entrambe a Roghudi — non sono state solo la festa finale. Sono state la restituzione pubblica di un lavoro educativo che è durato mesi, ed è per questo che vale la pena raccontarne il senso, prima ancora delle immagini.






Un progetto che entra nei luoghi, non che li attraversa


AgorHub Calabria è finanziato dall'Unione Europea attraverso il PNRR, con l'obiettivo dichiarato di contrastare la povertà educativa nel Mezzogiorno. Ma il modo in cui il progetto ha lavorato durante l'anno dice qualcosa in più del semplice finanziamento: i laboratori non sono arrivati nei paesi per un pomeriggio e poi ripartiti, sono entrati nelle scuole, hanno seguito gli stessi gruppi di bambini nel tempo, hanno costruito una relazione continuativa tra gli educatori e i territori coinvolti, Roghudi, Masella, Fossato, Saline Joniche tra questi.

È una scelta metodologica precisa: la povertà educativa non si affronta con un evento isolato, per quanto bello, ma con una presenza che dura abbastanza da lasciare qualcosa. Gli eventi finali di Roghudi ne sono la prova più diretta — non spettacoli confezionati altrove e portati in paese, ma la messa in scena di ciò che gli stessi bambini avevano provato durante l'anno, insieme agli artisti professionisti che li avevano accompagnati.








Fare rete: l'altra faccia dell'educazione


"AgorHub in movimento", la due giorni che ha chiuso ufficialmente il progetto tra camminate, yoga della risata, un momento di lettura pubblica e percorsi di gioco-teatro per i più piccoli, ha aggiunto un tassello che spesso si dimentica quando si parla di educazione: il valore della rete. Numerose realtà associative e sociali dell'Area Grecanica hanno collaborato all'iniziativa, mettendo insieme energie che, prese singolarmente, farebbero fatica a raggiungere territori come questo.

È un principio educativo prima ancora che organizzativo: un bambino cresce meglio non quando riceve un servizio isolato, ma quando intorno a lui esiste un tessuto di adulti, associazioni ed enti che collaborano invece di sovrapporsi. Ed è anche il motivo per cui chi ha promosso questa fase finale ha parlato non di conclusione, ma di continuità: le attività proseguiranno anche fuori dal perimetro del progetto, segno che l'obiettivo non era riempire un calendario, ma avviare qualcosa che potesse camminare da solo.






Un progetto come questo si valuta raramente subito. Non esiste un test, un questionario o un dato che possa fotografare in tempo reale ciò che un bambino porta a casa da un anno di laboratori: la fiducia non si misura a fine laboratorio, si vede dopo, quando quella fiducia viene messa alla prova da qualcosa che non c'entra più nulla con il circo. Il bambino che ha imparato a salire su un monociclo davanti a tutti, sapendo che poteva cadere e che andava bene comunque, è lo stesso che un giorno dovrà alzare la mano in classe senza essere sicuro della risposta, o presentarsi a un colloquio, o semplicemente provare qualcosa di nuovo senza il paranoia di essere giudicato. È lì, in quei momenti lontani nel tempo e nello spazio da un tendone da circo, che si vede se un anno come questo ha lasciato davvero qualcosa.


Lo stesso vale per il senso di appartenenza. Un bambino che per mesi ha fatto parte di un gruppo — che si è allenato con gli stessi compagni, ha condiviso le stesse cadute e gli stessi applausi — porta con sé l'idea che stare insieme agli altri sia possibile e valga la pena, anche quando gli altri sono diversi da lui, anche quando il gruppo cambia. È un apprendimento silenzioso, che non compare in nessuna scheda di valutazione, ma che è probabilmente il più duraturo tra quelli che un progetto educativo può offrire.

Quello che si può dire con certezza, oggi, è più modesto ma non meno importante: per un anno intero, Roghudi e l'Area Grecanica hanno avuto a disposizione uno spazio educativo in più. Non un evento spot, non una tantum, ma una presenza costante, fatta di educatori qualificati che sono tornati settimana dopo settimana, di relazioni costruite nel tempo con le scuole e le famiglie, di una rete di realtà locali che ha scelto di collaborare invece di lavorare ciascuna per conto proprio. È proprio questa continuità — più ancora del singolo laboratorio o del singolo spettacolo — a fare la differenza in territori dove le occasioni educative, quando ci sono, tendono a essere sporadiche e isolate.


Ed è esattamente ciò che la povertà educativa toglie: non tanto un'attività in sé, quanto la possibilità di viverla con costanza, abbastanza a lungo da trasformarla in un'abitudine, in una relazione di fiducia con gli adulti che la propongono, in qualcosa su cui poter contare. AgorHub, in questo, ha provato a restituire non un episodio ma un tempo — il tempo necessario perché un'esperienza educativa smetta di essere un ricordo isolato e diventi parte di come un bambino impara a vedersi e a vedere gli altri.




Cosa lascia AgorHub


Un progetto come questo si valuta raramente subito. I suoi effetti — la fiducia in più, la voglia di provare qualcosa di nuovo senza paura del giudizio, il senso di appartenenza a un gruppo — si vedono nel tempo, quando quei bambini si ritroveranno ad affrontare altre prove, dentro o fuori un tendone da circo. Quello che si può dire con certezza, oggi, è che per un anno Roghudi, Melito, Masella, Fossato, Saline Joniche e l'Area Grecanica hanno avuto uno spazio educativo in più, costruito con continuità, competenza e la collaborazione di chi vive quei territori ogni giorno. Ed è esattamente ciò che la povertà educativa toglie, e che AgorHub ha provato a restituire.


Progetto finanziato dall'Unione europea - Next Generation EU - PNRR M5C3 - Investimento 1.3 - Interventi socio-educativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo Settore.

TenRock Cooperativa Sociale — www.tenrock.it · Progetto AgorHub Calabria: www.tenrock.it/agorhubcalabria





 
 
 

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