Piccoli gesti, grandi legami - Prima tappa del laboratorio di cittadinanza attiva a Fossato Jonico a cura di Cooperatvia Sociale Il Faro –
- TenRock Teatro Circo
- 2 apr
- Tempo di lettura: 3 min
Ci sono immagini che raccontano più di tante parole.
In questa prima tappa del laboratorio di cittadinanza attiva a Fossato, una in particolare restituisce il senso di ciò che è accaduto.
Tre bambine, vicine, strette una all’altra. Una legge, le altre due le stanno accanto. La sostengono senza invadere, la accompagnano senza sostituirsi.
Quella bambina, all’inizio, era timida. Esporsi davanti agli altri non era facile. Eppure lo ha fatto. Non perché fosse cambiata improvvisamente, ma perché non era sola.
È in quel momento che si capisce davvero cosa significa cittadinanza attiva raccontano gli operatori della Coop il faro Nicla Roberto e Daniele Loreto : non solo partecipare, ma rendere possibile la partecipazione degli altri.
Non una lezione, ma un’esperienza.
Questa prima tappa ha attraversato tutte le classi della scuola, dai più piccoli ai più grandi. Non abbiamo portato una lezione, ma un’esperienza. La cittadinanza attiva non si è spiegata, si è messa in pratica, dentro il gioco, le relazioni, le cose semplici.
Con i più piccoli siamo entrati nelle storie. Abbiamo immaginato un bosco e, dentro quel bosco, ognuno è diventato un animale. C’era qualcosa da fare insieme: ripulire quello spazio dalla spazzatura. Nessuno doveva essere spettatore. Tutti avevano un ruolo. In quel gioco, tra movimento e risate, è passato un messaggio chiaro, quasi naturale: prendersi cura di un luogo significa prendersi cura anche degli altri.

Con i più grandi il lavoro ha preso un’altra forma. Attraverso il disegno hanno iniziato a raccontare il loro paese, a dire cosa vorrebbero proteggere e cosa invece manca. Non erano esercizi scolastici, ma piccoli atti di visione. In quei fogli c’erano desideri, bisogni, idee di futuro.
In mezzo a queste attività, uno spazio particolare lo hanno avuto le parole. Le cartoline, scritte in maniera molto semplice, a qualcuno di importante hanno aperto uno sguardo più intimo. I nonni sono tornati spesso, nelle storie e nei ricordi, come presenza viva anche quando non c’è più. È emerso quanto i legami siano parte della costruzione di sé e, quindi, anche della comunità.
La cittadinanza attiva non si spiega: si vive!
Il gioco, quello che mette alla prova. Quello in cui bisogna coordinarsi, aspettarsi, trovare un ritmo comune. All’inizio ognuno prova a fare da solo, poi lentamente si scopre che funziona solo se ci si ascolta. È lì che accade qualcosa di semplice e profondo: si passa dall’io al noi.
Questa prima tappa non chiude nulla, apre.
Apre possibilità, consapevolezze, piccoli cambiamenti che forse non si vedono subito ma restano.
Resta quell’immagine delle tre bambine.
Una voce che esce, due presenze che la rendono possibile.
Resta l’idea che la cittadinanza attiva non sia qualcosa di lontano o complesso, ma qualcosa che inizia così:
in un’aula, in un gioco, in un gesto di cura, in qualcuno che ti sta accanto quando trovi il coraggio di parlare.

Perché educare è far accadere
Educare non significa semplicemente trasmettere contenuti o spiegare concetti. Significa, prima di tutto, creare occasioni reali in cui i bambini possano mettersi in gioco davvero: sperimentare, sbagliare, collaborare, provare e riuscire.
È dentro queste esperienze che avviene l’apprendimento più autentico. Perché i valori di cui spesso parliamo — rispetto, fiducia, cittadinanza — non possono essere solo raccontati o definiti a parole. Hanno bisogno di essere vissuti per diventare significativi.
Un bambino comprende il rispetto quando lo pratica in una relazione. Scopre la fiducia quando si affida agli altri o quando qualcuno crede in lui. Sperimenta la cittadinanza attiva quando partecipa, si assume un ruolo, contribuisce a qualcosa di condiviso.
Il gioco, il movimento, le dinamiche di gruppo, le piccole sfide quotidiane: sono questi gli spazi in cui tutto prende forma. Sono questi i contesti in cui l’educazione smette di essere teoria e diventa esperienza concreta.
Perché educare, in fondo, non è spiegare come si fa.È creare le condizioni perché accada davvero.







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