A Roghudi, il laboratorio condotto dal Maestro d’arte Sabri Seif de La Fabbrica del Farò
- TenRock Teatro Circo
- 14 dic 2025
- Tempo di lettura: 2 min
A Roghudi, nel cuore del progetto AgorHub, si è svolto un laboratorio che unisce arte, artigianato e memoria viva: un incontro condotto dal maestro ceramista Sabri Seif, della Fabbrica del Farò, che sta trasformato una semplice aula in uno spazio di apprendimento condiviso, lento e profondamente umano.

Nel cuore della piccola comunità di Masella, all'interno della scuola primaria e di infanzia il Natale si trasforma quest'anno in un’occasione speciale di crescita collettiva. Non solo luci e decorazioni, ma un vero percorso educativo ed espressivo che, attraverso il progetto AgorHub, coinvolge i più piccoli in attività che uniscono arte, gioco e impegno sociale.
Lavorare l’argilla non è solo tecnica, ma ascolto e relazione
I partecipanti, adulti e anziani del territorio, si sono avvicinati al tornio con curiosità e rispetto, riscoprendo nella manualità un gesto antico, capace di parlare al presente. Il maestro Sabri, con la sua esperienza e delicatezza, ha guidato ognuno in un percorso dove la forma prende vita attraverso il dialogo tra mani, tempo e terra. Non si trattava solo di realizzare oggetti, ma di recuperare un sapere che appartiene alla storia collettiva, fatto di silenzi, errori, pazienza e bellezza.

Imparare facendo, tramandare creando
Quando diciamo che l’artigianato diventa strumento pedagogico, ci riferiamo alla sua capacità di andare oltre la mera produzione manuale per trasformarsi in un’esperienza educativa, culturale ed emotiva. Nei laboratori come quello condotto da Sabri Seif a Roghudi, l’artigianato non è solo “fare con le mani”, ma diventa fare con la memoria, con il corpo, con la comunità.
Il gesto artigianale, soprattutto quando trasmesso da un maestro d’arte, è portatore di un sapere antico, sedimentato nel tempo, e quindi rappresenta un ponte naturale tra il passato e il futuro. Da un lato custodisce tradizioni, tecniche e visioni del mondo che rischierebbero di perdersi; dall’altro, offre a chi apprende – giovani o adulti – la possibilità di reimmaginare questi saperi in chiave attuale, magari reinventandoli.

L’artigianato che educa, unisce e tramanda.
In questo senso, l’artigianato crea uno spazio intergenerazionale in cui chi sa diventa guida e chi desidera imparare diventa protagonista. Si instaura un patto educativo fondato sull’ascolto, sulla fiducia e sul rispetto reciproco. Non c’è gerarchia, ma uno scambio: chi insegna tramanda la sua esperienza, ma riceve anche nuove energie, nuovi sguardi. Chi impara, invece, accede a un patrimonio non solo tecnico, ma anche simbolico, legato all’identità del territorio, al senso di appartenenza, al valore del “fare insieme”.
Questa pedagogia lenta, concreta e relazionale, restituisce valore al tempo, alla cura e alla trasmissione orale, diventando un atto profondamente politico e comunitario: un modo per costruire futuro restando radicati alle proprie radici.









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